La serata di riflessione sul tema del cristiano e la politica

Pubblicato giorno 16 settembre 2017 - In home page

incontro il cristiano e la politica

Dopo il pranzo comunitario e la rassegna canora, con i gruppi di Valdibrana e Spazzavento, la nostra comunità ha avuto la gioia di vivere un’interessante serata di riflessione su un tema di perenne attualità: il cristiano in politica.

Sono stati due relatori di eccezione ad introdurci in questo ambito: il Prof. Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte Costituzionale, ed il Prof. Matteo Truffelli, presidente nazionale di Azione Cattolica. Ognuno di loro ci ha presentato un testimone del ‘900: Giorgio La Pira, professore universitario, membro dell’Assemblea costituente e sindaco di Firenze; Vittorio Bachelet, professore universitario, presidente nazionale di Azione Cattolica e vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Circa 130 persone, tra le quali il vescovo Fausto Tardelli, hanno preso parte a questo momento di formazione, seguendo le relazioni con attenzione ed interesse.

Ecco il resoconto pubblicato su Parrocchiando :

IL CRISTIANO IN POLITICA

L’esempio di Giorgio La Pira e Vittorio Bachelet

PRIMA PARTE

Giovedì 21 settembre, la nostra Parrocchia ha organizzato un incontro di riflessione sul tema: “Il cristiano e la politica, alla luce dell’esempio di Giorgio La Pira e di Vittorio Bachelet”.

Lo ha fatto invitando due relatori di eccezione, come il Prof. Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte Costituzionale, ed il Prof. Matteo Truffelli, presidente nazionale di Azione Cattolica.

I numerosi presenti, tra i quali fedeli della Parrocchia e delle Parrocchie limitrofe, membri di Azione cattolica, insegnanti, magistrati, amministratori comunali ed il vescovo Fausto, hanno potuto gustare gli interventi dei due professori universitari, presentati ed introdotti dal parroco, don Michele, e dal Prof. Giovanni Tarli Barbieri, promotore della serata.

Don Michele ha esordito dicendo che l’iniziativa è nata pensando al programma della festa parrocchiale e, in particolare, agli adolescenti, ai giovani ed agli educatori che frequentano l’oratorio.

Ed ha proseguito: “Noi crediamo che ogni eccesso ed ogni estremismo, nella società ed anche nella Chiesa, si combatta con la formazione e, quindi, con la competenza; occorre non cedere alla “cultura del dopodiché”, cioè alla tendenza a dare per scontati i presupposti ed i principi che guidano le nostre scelte ed i nostri comportamenti. Oggi, la Chiesa celebra la festa di san Matteo, apostolo ed evangelista: ecco, noi vogliamo metterci nell’atteggiamento dello scriba divenuto discepolo del regno dei cieli, che Gesù, nel Vangelo secondo Matteo, paragona al padre di famiglia, al padrone di casa, che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. Queste ultime sono costituite, in questo contesto, dalla testimonianza lasciata da La Pira e da Bachelet; le cose nuove, invece, dall’interpretazione che di questa testimonianza daranno i nostri due relatori, i quali, così, ci aiuteranno a rispondere alla domanda che sta sullo sfondo di questa serata: come può il cristiano manifestare la sua appartenenza a Cristo in una società come la nostra, in specie nell’ambito politico?”.

Giovanni Tarli ha ringraziato i suoi due colleghi per la presenza, motivo di arricchimento per la nostra Parrocchia ed anche per la Diocesi; ha presentato De Siervo come professore di Diritto Costituzionale, studioso la cui produzione scientifica spazia su tutti gli aspetti della materia; ha aggiunto che De Siervo ha laureato lui stesso ed anche il Parroco; ha presentato Truffelli, oltre che come presidente di Azione Cattolica, come professore di Storia delle Dottrine politiche all’Università di Parma.

Ed ha precisato: “Questa Parrocchia vede nell’oratorio e nella formazione un’idea fondamentale, formazione ad una cittadinanza informata e responsabile, di cui oggi c’è particolarmente bisogno.

Noi abbiamo un bel gruppo di adolescenti: sul crinale dei loro 18/20 anni, ci siamo chiesti che idee hanno della cittadinanza e della politica, in un momento in cui di esse si può avere anche una visione non del tutto rosea. Ed allora, ecco, è opportuno far capire a tutti che la politica può essere anche altro rispetto a quello che, senza voler generalizzare, si vede; è necessario tornare a testimoni importanti, il cui messaggio è di grande attualità. Potevamo scegliere altri testimoni, e può darsi che in futuro svilupperemo altre iniziative, ma abbiamo scelto due persone rilevanti, La Pira e Bachelet, perché forse meno conosciute, soprattutto dai più giovani, rispetto ad altre, ad esempio De Gasperi, che magari è stato intercettato sui manuali di Storia. Abbiamo detto di partire da qui: un professore universitario, un padre costituente, un grande sindaco; un altro professore universitario, presidente nazionale dell’Azione cattolica, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Persone che hanno vissuto significative esperienze anche sul piano istituzionale”.

Il Prof. De Siervo ha ringraziato per l’occasione datagli di parlare di Giorgio La Pira, che è stato, tra l’altro, suo professore al primo anno di Università e che lo ha stimolato negli studi, anche se non sempre si sono trovati d’accordo, tanto meno sul Diritto Romano, in cui era un duro professore, esigente, ma anche molto intelligente.

Riportiamo ora la prima parte della relazione del Prof. De Siervo.

La Pira è uno strano personaggio, non perché buffo, ma perché ci spiazza spesso e perché non lo collochiamo facilmente.

Intanto cominciamo col dire che è nato a Pozzallo, un paese dell’estremo Sud della Sicilia, che adesso viene nominato perché vi sbarcano molti immigrati, ma era un paese poverissimo ed isolatissimo: in esso viveva una famiglia numerosa e molto povera, il cui primogenito era Giorgio, nato nel 1904, molto bravo a scuola. Dobbiamo immaginarci il mondo chiuso e pesante della Sicilia di allora.

Per proseguire gli studi, visto che a Pozzallo non c’era la scuola media, la famiglia ha il coraggio di mandarlo in una città, presso uno zio materno, perché lo imbrancasse con i suoi figlioli. Questo ragazzino brillante e vivace va a Messina, dove pochi anni prima c’era stato un devastante terremoto, ed alloggia in una casa ed in una scuola fatte di legno. La scuola era di avviamento professionale; poi, siccome ha un’intelligenza molto vivace e brillante, fa comunella con ragazzi altrettanto vivaci, aggressivi ed esigenti: tra questi, Quasimodo, premio nobel della Letteratura, con il quale parlava e discuteva spesso di poesia; e poi con un giovane che diventerà uno dei più famosi professori di Diritto Privato in Italia e rettore dell’Università di Messina.

La Pira viene indirizzato a fare il ragioniere, si diploma molto bene; in un anno fa la maturità classica a Palermo, studiando Latino, Greco e Filosofia; inizia a tenere l’amministrazione di una piccola azienda che lo zio aveva messo in piedi; gli viene consigliato di iscriversi alla Facoltà di Legge. La Pira era un giovane molto sveglio, ma non uno che sta sempre a tavolino: faceva il populista, il contestatore rispetto alla società borghese siciliana di allora. I contestatori di allora erano i grandi uomini, i Marinetti, che poi contribuirono ad originare indirettamente il fascismo; infatti, nei primi anni, ciò che nessuno si ricorda di dire, La Pira aveva qualche orientamento futurista ed anche un po’ filofascista o filomussoliniano, perché eravamo nel 1922.

Si iscrive all’Università, continua ad essere brillante e, nel frattempo, si converte al cattolicesimo, altra cosa che non si ricorda mai: La Pira era stato battezzato, cresimato, aveva fatto la prima Comunione, poi si era allontanato dalla Chiesa, anzi, era diventato anticlericale, al punto da essere rimproverato dallo zio, per quanto lui stesso anticlericale.

La Pira era un giovane di fuoco, con una voglia forte di giudicare e criticare; nel giro di poco tempo, tra il 1922 ed il ’24, in parallelo con la maturità classica e l’iscrizione all’Università, torna ad una fede intensissima, quasi sconvolgente, se vediamo a ciò che diceva ed alla vita che ha fatto: diventa terziario francescano, poi diventa terziario domenicano e di tanti altri ordini religiosi.

A Firenze arriva seguendo il professore che gli aveva dato la tesi di laurea, un famoso professore, studioso del metodo giuridico, insegnante di Diritto Romano, non credente: allora, l’essere credente o non credente pesava molto all’Università. La Pira segue questo professore che era stato trasferito a Firenze, pensando poi di tornare indietro, ma viene folgorato dalla bellezza, dall’equilibrio di questa città, da ciò che è nella storia e nei grandi uomini che l’hanno caratterizzata; quindi, chiederà scusa ai suoi parenti, a Messina ed alla Sicilia, facendo la scelta di rimanere a Firenze.

Questo per far vedere che La Pira è un uomo che vive ed ha un notevole coraggio di cambiare.

A Firenze fa una straordinaria carriera universitaria, nel senso che diventa un ottimo studioso; certo, dedicando il suo primo libro di Diritto Romano alla Madonna, non ottiene un gran successo nel concorso universitario, perché laddove un candidato dichiarava in maniera palese la propria fede, turbava. Ed infatti, vince il secondo concorso: a meno di trent’anni diventa professore ordinario di Diritto Romano; nel frattempo, è andato in Germania, è andato a Vienna, secondo le buone regole che si seguivano una volta, andare all’estero e studiare duramente.

Ma la sua scelta è una scelta religiosa”.

La processione con il carro, su cui prenderanno posto la statua della Madonna della cintola ed i bambini della parrocchia, si terrà domenica 8 ottobre, dopo la Messa delle ore 10, sempre che si registri una giornata di sole.

D’altra parte, negli ultimi mesi, tutti abbiamo sentito il bisogno della pioggia ed ora l’accogliamo volentieri, anche nella consapevolezza che il valore della festa parrocchiale non dipende dallo svolgimento della processione, per quanto si tratti di un momento di preghiera tradizionalmente bello.

Nel caso in cui potessimo fare la processione domenica 8 ottobre, uniremmo la devozione per la Madonna della cintola con quella per la Madonna del rosario, di cui la Chiesa fa memoria il 7 ottobre.

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